Test di Tzanck per diagnosticare un’infezione acuta da virus dell’herpes

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Test di Tzanck per diagnosticare un’infezione acuta da virus dell’herpes

Per diagnosticare un’infezione acuta da virus dell’herpes si utilizza il test di Tzanck, che prende il nome dal  dermatologo russo Arnault Tzanck che ha messo a punto questo esame citodiagnostico del liquido prelevato da una lesione bollosa per la ricerca di cellule acantolitiche, cellule epiteliali dismorfiche, rotondeggianti e con ridotta adesività reciproca, ossia le cellule di T che si evidenziano nel paziente colpito da varicella, infezioni virali indotte dall’herpes zoster e dall’herpes simplex, come anche in caso di pemfigo volgare (malattia autoimmunitaria vescicolo-bollosa), gonorrea e malattie parassitarie trasmesse da insetti come la leishmaniosi cutanea. Il test dermatologico consiste in diverse fasi: si esegue dapprima il prelievo, si esegue la colorazione del materiale prelevato e si effettua un’analisi al microscopio ottico del materiale presente sul fondo di lesioni vescicolose o bollose. Il test di Tzanck permette di diagnosticare un’infezione acuta da virus dell’herpes, ma non consente di distinguere tra infezione tra Herpes simplex (HSV) e virus della varicella zoster (VZV), quindi si esegue l’esame per individuare quadri clinici riconducibili all’herpes zoster oppure ad un’infezione da virus varicella-zoster che determinano la presenza di cellule giganti multinucleate o degenerazione balloniforme.

Come si svolge l’esame

test di Tzanck

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Questo esame citodiagnostico si esegue raschiando la base di una vescicola o una bolla fresca con una lama di bisturi e strisciando il materiale su un vetrino, si esegue la colorazione con una soluzione di Giemsa per ricercare al microscopio ottico le cellule giganti polinucleate oppure i cheratinociti atipici con grandi nuclei nel caso degli herpes virus, invece nel caso del pemfigo si ricercano le acantolitiche. Si effettua il test di Tzanck anche sui soggetti in cui si sospetta una malattia venerea come la gonorrea si effettua lo striscio del secreto uretrale su un vetrino e dopo colorazione si cercano i batteri responsabili del focus infettivo; nel caso di leishmaniosi cutanea si preleva dal paziente un campione di materiale direttamente dal nodulo cutaneo affettuando  una piccola incisione con un bisturi e si striscia nel vetrino il materiale prelevato, si procede con la colorazione che permette di osserva il parassita in sede intra oppure in sede extracellare.

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